Causa per danni da infiltrazioni e consulenza tecnica resa in un diverso procedimento

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CAT_IMG Posted on 28/8/2010, 19:43     +1   -1
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Causa per danni da infiltrazioni e consulenza tecnica resa in un diverso procedimento. E’ legittima la sua acquisizione e valutazione da parte del giudice.

Con una recente sentenza, resa in data 7 luglio 2010, la n. 16010, la Suprema Corte di Cassazione torna ad occuparsi del sempre attuale tema del danno da infiltrazioni nel condominio negli edifici. La particolarità della sentenza sta nel fatto che la stessa non riguarda il tipo di responsabilità (è dato ormai consolidato che nel caso d’infiltrazioni, si tratti di responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c.) ma l’accertamento di tale responsabilità. In tale ottica la Corte regolatrice ha specificato che è legittima l’acquisizione agli atti e la libera valutazione di una consulenza tecnica redatta in relazione ad un altro procedimento tra le stesse o tra altre parti inerente il medesimo oggetto.

Prima d’entrare nell’analisi del contenuto della sentenza citata vale la pena inquadrare a livello generale a che titolo viene punito il danno da infiltrazioni e qual è il valore d’una consulenza tecnica d’ufficio nell’ambito di un procedimento civile. Si è detto all’inizio che la giurisprudenza è costante nel ricondurre i danni causati da fenomeni infiltrativi nell’alveo dell’art. 2051 c.c. A mente di questa norma, " ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito". La Cassazione, sebbene in passato vi fossero dei dubbi sulla natura della responsabilità sottesa all’articolo in esame, è ormai orientata nell’affermare che la “ fattispecie di cui all'art. 2051 cod. civ. individua un'ipotesi di responsabilità oggettiva” (ex multis Cass. 9 novembre 2009 n. 21684). Tale presa di posizione ha dei notevoli riflessi in relazione alla distribuzione dell’onere probatorio tra le parti protagoniste della causa. Ciò perché, è la stessa Corte di legittimità a ricordarlo, " chi proponga domanda di risarcimento dei danni da cose in custodia, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., in relazione alle condizioni di una strada (nella specie, danni conseguenti alla caduta da una motocicletta), ha l'onere di dimostrare le anomale condizioni della sede stradale e la loro oggettiva idoneità a provocare incidenti del genere di quello che si è verificato (nella specie, presenza di pietrisco sul fondo stradale). E' onere del custode convenuto in risarcimento, invece, dimostrare in ipotesi l'inidoneità in concreto della situazione a provocare l'incidente, o la colpa del danneggiato, od altri fatti idonei ad interrompere il nesso causale fra le condizioni del bene ed il danno"(Cass. 18 dicembre 2009 n. 26751).

Per individuare con certezza la causa del danno, soprattutto in presenza d’infiltrazioni, è usuale che il giudice chiamato a dirimere la controversia disponga l’esecuzione di una consulenza tecnica (anche detta CTU). Essa per la dottrina e la giurisprudenza non è una prova vera e propria (come può essere la testimonianza, ad esempio) ma un mezzo istruttorio dal quale il giudice, in ragione della particolarità della materia oggetto del giudizio, desumere argomenti utili ai fini della decisione.

Nel caso sotteso alla sentenza n. 16010/10, un condomino lamentava dei danni causati da infiltrazioni provenienti da parti comuni e perciò chiedeva il risarcimento del danno. Per accertare la causa e consistenza del danno il giudice di merito, chiamato a dare giustizia, poneva alla base della sua decisione, tra le altre cose, una consulenza tecnica d’ufficio redatta in relazione ad altro procedimento civile riguardante sempre il medesimo condominio. A seguito della condanna ne scaturiva il ricorso per Cassazione della compagine condominiale. I giudici di legittimità, facendo proprio il consolidato orientamento della stessa Cassazione, hanno respinto le richieste contenute nel ricorso in quanto “ ben può il giudice prendere a base del proprio convincimento atti di altri procedimenti, che, nel caso di specie, sono stati puntualmente richiamati ed esibiti alla controparte e non sono stati neppure contestati specificamente dall'attuale ricorrente” (Cass. 7 luglio 2010 n. 16010).


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Avv. Alessandro Gallucci
 
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